Celebrando Leonardo, l’Ultima Cena interpretata su vetro.

Nel 1924 Rosa e Cecilia Caselli accettano dal Direttore del Forest Lawn Memorial Park in California una sfida impossibile: interpretare su vetro l’Ultima Cena di Leonardo con le stesse dimensioni del dipinto (40 mq).

Per celebrare il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, lo Studio Moretti Caselli esporrà il volto di Gesù, uno dei cartoni preparatori per la vetrata dell’Ultima Cena, disegnato da Rosa e Cecilia Caselli nel 1925, che sarà tenuto in mostra durante tutte le celebrazioni leonardesche.

Come scrive Franca Zambonini (Famiglia Cristiana, N. 14/1998), “Il Cenacolo era dato per perso già dai contemporanei […]. I tentativi di salvataggio hanno rovinato l’Ultima Cena quanto i guasti del tempo e gli insulti degli uomini […]. Il primo responsabile della dissoluzione resta l’errore di Leonardo, incomprensibile: era sommo artista e anche sommo scienziato, eppure sbagliò la tecnica”. Leonardo aveva bisogno di una pittura ricca di sfumature cromatiche che non si adattavano all’affresco, aveva tempi lunghi, e questa scelta favorì il rapido deterioramento del dipinto.

Rosa e Cecilia realizzano il disegno del bozzetto dell'Ultima Cena a grandezza naturale.

Rosa e Cecilia realizzano il disegno del bozzetto dell’Ultima Cena a grandezza naturale.

Rosa, recatasi a Milano per studiare l’opera, si trovò di fronte a un capolavoro ormai deturpato, come attestano le parole di Pinin Brambilla Barcilon, che ha curato l’ultimo restauro durato quasi vent’anni: “La mia impressione immediata fu di assoluta delusione: mi appariva un susseguirsi di macchie scure, tra le quali a fatica affioravano dei colori spenti”.
Il miracolo del vetro ha restituito a Leonardo l’armonia dei colori e dei gesti. Rosa e Cecilia hanno messo nella loro opera tutto il loro amore per Gesù e il rispetto per l’opera di Leonardo. Durante cinque lunghi anni hanno studiato, disegnato, scelto i vetri, deciso i tagli, dipinto a punta di pennello, superato le difficoltà delle cotture, ma soprattutto hanno ricreato le emozioni che il capolavoro leonardesco ha suscitato nel 1498 e che ora possiamo rivivere dopo il restauro.

Scrive ancora la Zambonini: “E allora vediamo che cosa la signora Pinin ha scoperto esplorando gli strati bui fino a trovare i veri tratti, i veri colori, le vere vibrazioni di luce, i veri chiaroscuri”.
Le artiste del vetro hanno saputo farlo novanta anni prima impossessandosi dello spirito di Leonardo per poi infonderlo nella vetrata.

Scarica l’opuscolo realizzato per la mostra del 2011